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Da Dumans a De Bouchard sulla Pizza Napoletana

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 La prima autentica attestazione dove vi è scritta la parola pizza risale, attraverso un contratto di locazione siglato in volgare nel 997 a Gaeta. Il termine sembra derivi da pita o pitta, il pane arabo, lievitato piatto e rotondo, a base di farina di grano. Un piatto destinato ai poveri, al quel tempo gran parte della popolazione, una focaccia schiacciata e coperta con olio, strutto e foglie di basilico, denominata pitta alla Mastunicola, successivamente nel’1600 si aggiungono, nobilitandola, olio di oliva, formaggio, mozzarella, acciughe e pescetti. Infine nel’1800 anche i pomodori, oggi sempre per una questione di impreziosire la pizza si aggiunge la mozzarella di bufala, non concordi per molte persone.

Nel 1843 Alexandre Dumas (padre), ne Le Corricolo, una serie di racconti su Napoli dove visse nel 1835, e attribuito in parte a Pier Angelo Fiorentino (dal Croce), si trova descritta la pizza: “La pizza è una specie di schiacciata come se ne fanno a Saint Denis: è di forma rotonda e si lavora come la pasta del pane. Varia nel diametro secondo il prezzo. Una pizza da due centesimi basta a un uomo, una pizza da due soldi deve satollare un’intera famiglia. A prima vista la pizza sembra un cibo semplice: sottoposta ad esame, apparirà un cibo complicato. La pizza è: All’olio; Al lardo; Alla sugna; Al formaggio; Al pomodoro; Ai pesciolini. È il termometro gastronomico del mercato: aumenta o diminuisce il prezzo secondo il corso degli ingredienti suddetti, secondo l’abbondanza o la carestia dell’annata. Quando la pizza ai pesciolini costa mezzo grano, vuol dire che la pesca è stata buona; quando la pizza all’olio costa un grano significa che il raccolto è stato cattivo (…) Altra cosa influisce sul costo della pizza: la sua maggiore o minore freschezza. Si capisce che non si può vendere la pizza del giorno prima allo stesso prezzo di quella della giornata, vi sono per le piccole borse pizze di una settimana, le quali possono sostituire, vantaggiosamente se non gradevolmente, la galletta di bordo”.

Gruppo Pizza Napoletana

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