” A tavola non si invecchia ” . 335 Proverbi modi di dire! Alcune considerazioni sulla filosofia del mangiare in proverbi e modi di dire italiani

A tavola non si invecchia”. Alcune considerazioni sulla filosofia del mangiare proverbi e modi di dire italiani Oana Salisteinanu Cristea

 (Università di Bucarest)

Il presente studio prende spunto dallo spoglio di 15 raccolte di proverbi e modi di dire d’Italia, di cui 6 di diffusione regionale o dialettale
Corpus dei proverbi e dei modi di dire selezionati

L’elenco presenta 335 proverbi modi di dire (selezionati dalle 15 raccolte di materiale paremiologico citate), disposti in ordine alfabetico del lemma-chiave. Ogni proverbio è seguito dall’indicazione della fonte. Per alleggerire i rimandi bibliografici, ci siamo limitati ad indicare una sola fonte anche nei numerosi casi di proverbi presenti contemporaneamente in più raccolte di paremie. Per rendere più unitario il corpus dal punto di vista linguistico, abbiamo optato per la forma tradotta in lingua o italianizzata dei proverbi piemontesi, romaneschi, pugliesi, marchigiani ecc. fornita, il più delle volte, dagli autori citati.  Abbiamo scartato dal corpus le troppe varianti simili, eccezione facendo i casi in cui la “sostituzione sinonimica” avviene tramite vocaboli diversi, ma appartenenti alla stessa area onomasiologica della cucina e del mangiare.

1. Ogni aceto fu vino. (Malizia 2004, p. 80)
2. Acqua e pane, vita da cane. (Cibotto e Del Drago 1996, p. 80)
3. L’acqua fa male, il vino fa cantare. (Malizia 2004, p. 80)
4. Aggiungi acqua e farina, farem frittelle sino a domattina. (Giusti e Capponi, p. 251)
5. Non sapere neanche d’acqua calda. (Lapucci 1987, p. 188)
6. Lodare l’acqua e bere il vino. (Turrini et alii 1995, p. 290)
7. L’aglio è la spezieria dei contadini. (Giusti e Capponi 2001, p. 254)
8. Chi la vuole allesso e chi la vuole arrosto. (Turrini et alii 1995, p. 93)
9. Quel che appetisce, nutrisce. (Malizia 2004, p. 74)
10. L’appetito vien mangiando. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 42)
11. L’appetito non vuole salse. (Benvenuti e Di Rosa, p. 17)
12. È meglio aspettar l’arrosto, che trovare il diavolo nel cantino. (Giusti e Capponi 2001,
p. 253)
13. Sentir puzza d’arrosto. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 46)
14. Arrosto che non ti tocca, lascialo girare. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 46)
15. Essere tutto fumo e niente arrosto. (Sorge 1997, p. 20)
16. Baccalà alla vicentina, buono la sera e la mattina. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 51)
17. Non fu mai banchetto che qualcuno non desinasse male. (Falassi 1990, p. 54)
18. Facile come bere un bicchier d’acqua. (Turrini et alii 1995, p. 141)
19. Bere il calice amaro. (Casadei 1996, p. 276)
20. Bere il calice fino alla feccia. (Casadei 1996, p. 276)
21. Bere come una spugna. (Lapucci 1987, p. 138)
22. Gli uomini sono come i tegoli: si danno da bere uno all’altro. (Falassi 1990, p. 50)
23. Darla da bere a qlcn. (Radicchi 1985, p. 26)
24. Berle grosse. (Radicchi 1985, p. 26)
25. Chi non beve in compagnia o è un ladro o è una spia. (Falassi 1990, p. 51)
26. Chi beve vino prima della minestra saluta il medico dalla finestra. (Benvenuti e Di Rosa
1980, p. 81)
27. Non si beve col boccone in bocca. (Malizia 2004, p. 80)
28. Bianco e rosso conducimi a casa. (Falassi 1990, p. 51)
29. A biscottini non si campa. (Falassi 1990, p. 53)
30. Rimanere a bocca asciutta. (Casadei 1996, p. 308)
31. La bocca è un buchetto, ma c’entra la casa con tutto il tetto. (Benvenuti e Di Rosa 1980,p. 36)
32. Essere di bocca buona. (Casadei 1996, p. 276)
33. Rifarsi la bocca. (Craici 2001, p. 24)
34. In bocca è peccato quello che c’esce, non quello che c’entra. (Malizia 2004, p. 72)
35. Fare la bocca / il gusto. (Casadei 1996, p. 274)
36. Restare con l’amaro in bocca. (Casadei 1996, p. 275)
37. Boccone da prete. (Radicchi 1985, p. 29)
38. Il miglior boccone è quello che si lascia nel piatto. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 308)
39. A spizzico e bocconi. (Sorge 1997, p. 214)
40. Quattro sono i buoni bocconi: pesca, fico, fungo e poponi. (Giusti e Capponi 2001, p. 256)
41. Tre sono i buoni bocconi: fico, pesca e meloni. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 510)
42. A boccon restio, stimolo di vino. (Giusti e Capponi 2001, p. 251)
43. Prendere / ricevere il boccone. (Casadei 1996, p. 308)
44. Inghiottire / ingoiare / mandar giù un boccone amaro. (Casadei 1996, p. 276)
45. Sapere cosa bolle in pentola. (Turrini et alii 1995, p. 447)
46. Fa più miracoli una botte di vino che una chiesa di santi. (Benvenuti e Di Rosa 1980, p. 69)
47. Le botti di vino buono e gli uomini bravi finiscon presto. (Benvenuti e Di Rosa 1980, p. 56)
48. Broccoli e predicatori, dopo Pasqua non son più buoni. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 62)
49. Con i broccoli ci vuol l’aringa. (Malizia 2004, p. 75)
50. Rovesciare la broda addosso a qlcn. (Turrini et alii 1995, p. 442)
51. Brodo di verdura, medicina che dura. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 62)
52. Brodo lungo e seguitate, è arrivato un altro frate. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 227)
53. Il brodo di galline, fa bene a vecchie e signorine. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 62)
54. Lasciare che uno cuocia nel suo brodo. (Lapucci 1987, p. 35)
55. Lamentarsi del brodo grasso. (Turrini et alii 1995, p. 279)
56. Allungare il brodo. (Sorge 1997, p. 41)
57. Tutto fa brodo. (Sorge 1997, p. 41)
58. Ci resta sempre un budelluccio vuoto. (Cibotto e Del Drago 1996, p. 76)
59. Burro di vacca, cacio di pecora, ricotta di capra. (Giusti e Capponi 2001, p. 251)
60. Cadere come il cacio sui maccheroni. (Radicchi 1985, p. 35)
61. Il villano venderà il podere, per mangiar cacio, pane e pere. (Giusti e Capponi 2001, p. 251)
62. La roba di campagna è un gran coglione chi non la magna. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 447)
63. Gennaio e febbraio, tienti al pollaio; marzo e aprile, capretto gentile; maggio e giugno, erbette col grugno; luglio e agosto, piccioni arrosto; settembre e ottobre, buone lepri col savore; novembre e dicembre, buon vitel sempre. (Giusti e Capponi 2001, p. 253)
64. Chi ha una buona cantina non va a bere all’osteria. (Dutto 2005, p. 93)
65. Cappone l’inverno e pollastrotti l’estate. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 73)
66. Cappone de Natale, anguilla de Quaresima. (Cibotto e Del Drago 1996, p. 81)
67. Carne giovane e pesce vecchio. (Giusti e Capponi 2001, p. 252)
68. Carne di porco, né poca, né troppa. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 74)
69. Carne fa carne, pesce fa vesce. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 74)
70. Carne fa carne, vino fa sangue e erba fa merda. (Malizia 2004, p. 74)
71. La carne più vicina all’osso è più saporita. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 74)
72. Non essere né carne, né pesce. (Lapucci 1987, p. 55)
73. Mettere troppa carne al fuoco. (Radicchi 1985, p. 43)
74. Volere la carne senza l’osso. (Sorge 1997, p. 54)
75. Costa più il giunco della carne. (Falassi 1990, p. 54)
76. Chi non carneggia, non festeggia. (Falassi 1990, p. 51)
77. Prete spretato e cavolo riscaldato non fu mai buono. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 79)
78. Entrarci / starci come il cavolo a merenda. (Radicchi 1985, p. 47)
79. Avere le mani di burro. (Turrini et alii 1995, p. 54)
80. Cacio vecchio e latte giovane. (Cibotto e Del Drago 1996, p. 81)
81. Il cacio dà forza ai vecchi. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 68)
82. Capitare/
83. Cena corta, vita lunga; cena lunga, vita corta. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 79)
84. Chi va a letto senza cena, tutta la notte si dimena. (Falassi 1990, p. 51)
85. Chi ben cena, ben dorme. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 83)
86. A chi è affamato, ogni cibo è grato. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 4)
87. Essere il cibo / il pane di qlcn. (Casadei 1996, p. 306)
88. Non c’è cibo di re più gustoso del pane. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 322)
89. Chi magna cicoria non può sputar semenza. (Malizia 2004, p. 75)
90. Essere la ciliegina sulla torta. (Sorge 1997, p. 64)
91. Avere un cocomero in corpo. (Turrini et alii 1995, p. 60)
92. Avere il coltello dalla parte del manico. (Radicchi 1985, p. 55)
93. I confetti non sono per gli asini. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 180)
94. Il miglior contorno è l’appetito. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 308)
95. Chi la vuol cotta, e chi la vuol cruda. (Sorge 1997, p. 63)
96. Essere indietro di cottura. (Sorge 1997, p. 73)
97. Vendere crusca per farina. (Sorge 1997, p. 74)
98. Cucina senza sale, credenza senza pane, cantina senza vino, si fa un mal mattino. (Giusti e Capponi 2001, p. 253)
99. Si sta meglio in cucina che in camera. (Giusti e Capponi 2001, p. 257)
100. La cucina piccola fa la casa grande. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 187)
101. A grassa cucina, povertà vicina. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 8)
102. Grassa cucina, magro testamento. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 8)
103. Se si litiga in cucina, ogni pranzo va in rovina. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 473)
104 Cucinare una cosa in tutte le salse. (Lapucci 1987, p. 299)
105 Cuocere qlcn. a fuoco lento. (Sorge 1997, p. 75)
106. Il cuoco assaggia i bocconi migliori. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 187)
107. La fame è il meglio cuoco che ci sia.(Schwamenthal e Straniero 1991, p. 239)
108. Troppi cuochi guastan la cucina. (Falassi 1990, p. 54)
109. Troppi cuochi rovinano la minestra. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 512)
110. Non poter digerire (qlcs. o qlcn.) (Casadei 1996, p. 278)
111. Erba cruda, fave cotte: si sta mal tutta la notte. (Giusti e Capponi 2001, p. 253)
112. Erba cruda e gambero cotto non lasciano dormire la notte. (Dutto 2005, p. 91)
113. Più erba si magna e più bestie si diventa. (Malizia 2004, p. 72)
114. Aver fame e aspettare, brutta cosa. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 50)
115. La fame condisce tutte le vivande. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 42)
116. La fame è il miglior condimento. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 42)
117. Non essere farina da far ostie. (Sorge 1997, p. 91)
118. Non essere farina di suo sacco. (Radicchi 1985, p. 74)
119. Risparmia la farina quando il sacco è pieno. (Benvenuti e Di Rosa 1980, p. 66)
120. Aver mangiato il fegato di capra. (Turrini et alii 1995, p. 56)
121. Non valere un fico secco. (Radicchi 1985, p. 78)
122. Far le nozze coi fichi secchi. (Lapucci 1987, p. 213)
123. Essere una buona forchetta. (Sorge 1997, p. 100)
124. Formaggio non guasta sapore. (Giusti e Capponi 2001, p. 253)
125. Formaggio pecorino di Casabona e pesce di Crotone. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 249)
126. Formaggio, pere e pane non è pasto da villano. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 249)
127. Non si fa nessuna frittata senza rompere le uova. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 345)
128. Fare la frittata. (Sorge 1997, p. 103)
129. Rivoltare la frittata. (Sorge 1997, p. 103)
130. Fritto sarebbe buono uno stivale. (Falassi 1990, p. 53)
131. Arrivare alla frutta. (Sorge 1997, p. 104)
132. Essere alla frutta. (Sorge 1997, p. 104)
133. Gallina vecchia fa buon brodo. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 255)
134. Essere uno gnocco. (Sorge 1997, p. 144)
135. Nuotare nel grasso. (Sorge 1997, p. 116)
136. Esserci grasso che cola. (Sorge 1997, p. 116)
137. Un gusto solo non fa sapore. (Falassi 1990, p. 55)
138. Andare a gusto. (Casadei 1996, p. 274)
139. A ben condire l’insalata ci vuole un avaro per l’aceto, un giusto pel sale, uno strambo per l’olio. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 274)
140. Insalata, ben lavata, bene salata, poco aceto, ben oliata, quattro bocconi alla disperata. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 274)
141. L’insalata non è buona né bella, se vi manca la pimpinella. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 273)
142. Mangiarsi qlcn. in insalata. (Sorge 1997, p. 122)
143. Nuotare nel lardo. (Quartu 2000, p. 254)
144. Latte e vino ammazza il grande e il piccolino. (Falassi 1990, p. 51)
145. Latte sopra vino è veleno. (Giusti e Capponi 2001, p. 254)
146. Nuotare in un mare di latte. (Sorge 1997, p. 126)
147. Piangere sul latte versato. (Radicchi 1985, p. 103)
148. Essere tutto latte e miele. (Sorge 1997, p. 126)
149. Il miglior legume è la carne di porco. (Malizia 2004, p. 74)
150. Vendere qualcosa per un piatto di lenticche. (Radicchi 1985, p. 104)
151. Non c’è né lisca, né osso. (Radicchi 1985, p. 106)
152. Il mandorlato una volta l’anno, chi non lo mangia suo danno. (Giusti e Capponi 2001, p. 253)
153. L’uomo campa quaggiù di quel che magna. (Malizia 2004, p. 73)
154. Mangia da sano, bevi da malato. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 292)
155. Chi non mangia (a desco), ha già mangiato (di fresco). (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 128)
156. Chi mangia da solo si strozza. (Malizia 2004, p. 70)
157. Chi mangia solo, crepa solo. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 119)
158. Chi mangia e non invita, possa strozzarsi a ogni mollica. (Benvenuti e Di Rosa 1980, p. 54)
159. Chi mangia fatica. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 118)
160. Chi mangia fa molliche. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 118)
161. Chi mangia le dure, non mangerà le mature. (Giusti e Capponi 2001, p. 252)
162. Il mangiare insegna a bere. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 292)
163. Mangiare a crepapelle. (Lapucci 1987, p. 236)
164. Mangiare la pappa in testa a qlcn. (Turrini et alii 1995, p. 296)
165. Mangiare nella stessa scodella. (Turrini et alii 1995, p. 296)
166. Mangiare senza bere, murare a secco. (Giusti e Capponi 2001, p. 255)
167. Mangiare senza bere è come il tuono senza la pioggia. (Benvenuti e Di Rosa 1980, p. 21)
168. Mangiare pane e veleno. (Casadei 1996, p. 276)
169. Mangiare (il pane) a ufo. (Quartu 2000, p. 278)
170. A mangiare male o bene, per tre volte bisogna bere. (Falassi 1990, p. 49)
171. Si deve mangiare per vivere, e non vivere per mangiare. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 481)
172. Chi mangia ogni sorta di vivande, non ha bisogno dei medici. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 118)
173. Chi mangia fa briciole. (Benvenuti e Di Rosa 1980, p. 76)
174. Chi mangia poco e spesso, mangia sempre e mangia assai. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 118)
175. Chi si mangia la polpa, deve rosicchiare l’osso. (Benvenuti e Di Rosa 1980, p.6 4)
176. C’è chi mangia per campare e chi mangia per scoppiare. (Benvenuti e Di Rosa 1980, p. 27)
177. O mangiar questa minestra, o saltar questa finestra. (Lapucci 1987, p. 18)
178. Guai a chi non ammazza il maiale: poi vede e desidera la salsiccia. (Benvenuti e Di Rosa 1980, p. 18)
179. Dio mi guardi da mangiator che non beve. (Giusti e Capponi 2001, p. 253)
180. Essere un masticabrodo. (Sorge 1997, p. 142)
181. Non sapere neanche di mele secche. (Casadei 1996, p. 279)
182. Chi ha il mestolo in mano, sminestra a modo suo. (Falassi 1990, p. 52)
183. Ognuno vorrebbe avere il mestolo in mano. (Falassi 1990, p. 52)
184. Volere il miele senza le mosche. (Quartu 2000, p. 570)
185. Essere la solita minestra. (Sorge 1997, p. 146)
186. La minestra riscaldata non fu mai buona. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 309)
187. La minestra è la biada dell’uomo. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 309)
188. Essere una minestra che non piace. (Casadei 1996, p. 275)
189. Trovare la minestra bell’e pronta. (Sorge 1997, p. 146)
190. Volere la minestra scodellata. (Casadei 1996, p. 308)
191. Guastare la minestra a qlcn. (Sorge 1997, p. 146)
192. Prendere un sacco di nespole. (Sorge 1997, p. 154)
193. Noci e pane, pasto da sovrano. (Cibotto e Del Drago 1996, p. 76)
194. Noci e pane, pasto da villano. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 331)
195. Dell’oca, mangiane poca. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 197)
196. Veder cascar le olive nel paniere. (Sorge 1997, p. 160)
197. Sputare l’osso. (Radicchi 1985, p. 130)
198. Domandar all’oste se ha buon vino. (Lapucci 1987, p. 360)
199. Quando l’oste sta sulla porta è segno che il suo vino è cattivo. (Benvenuti e Di Rosa 1980, p. 52)
200. La padella o tigne o scotta. (Cibotto e Del Drago 1996, p. 80)
201. Guadagnarsi la pagnotta. (Sorge 1997, p. 166)
202. Avere gli occhi più grandi della pancia. (Turrini et alii 1995, p. 42)
203. Sentirsi scoppiare la pancia. (Quartu 2000, p. 478)
204. Predicare il digiuno a pancia piena. (Lapucci 1987, p. 288)
205. Panza mia, fatti capanna! (Malizia 2004, p. 70)
206. La panza è fatta per i maccaroni, e le chiacchere per i minchioni. (Cibotto e Del Drago 1996, p. 82)
207. È meglio che la panza mia crepi, che la grazia di Dio si sprechi. (Malizia 2004, p. 70)
208. Pan che canti, vin che salti. (Falassi 1990, p. 50)
209. Al pan si guarda prima che s’inforni. (Benvenuti e Di Rosa 1980, p. 84)
210. Il pan bruno non è pan bianco. (Malizia 2004, p. 75)
211. Avere pancotto al posto del cervello. (Sorge 1997, p. 169)
212. Pane bucato e cacio serrato. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 379)
213. Pane caldo e acqua fredda non furon mai buon pasto. (Giusti e Capponi 2001, p. 251)
214. Pane con gli occhi, formaggio senz’occhi, vino che salta agli occhi. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 380)
215. Pane di un giorno, vino di un anno e sposa di quindici anni. (Benvenuti e Di Rosa 1980, p. 51)
216. Pane fin che dura, vino con misura. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 381)
217. Essere pane e cacio. (Sorge 1997, p. 169)
218. Chi ha pane e vino sta meglio del suo vicino. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 109)
219. Dove c’è pane e vino, già si sta bene. (Dutto 2005, p. 92)
220. Pane padovano, vino vicentino, carne furlana, trippa trevigiana, donna veneziana. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 381)
221. Pane, noci e fichi secchi ne mangerei parecchi. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 381)
222. Pane, formaggio e pere, pasto da cavaliere. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 381)
223. Il pan mangiato, presto è dimenticato. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 377)
224. Il pane degli altri ha sette croste. (Falassi 1990, p. 52)
225. Il pane di casa è sempre buono. (Giusti e Capponi 2001, p. 254)
226. Il pane fa sangue. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 379)
227. Il pane non vien mai a noia. (Giusti e Capponi 2001, p. 254)
228. Dire pane al pane e vino al vino. (Sorge 1997, p. 169)
229. Andare via come il pane. (Turrini et alii 1995, p. 32)
230. Fin che c’è il pane in convento, i frati non mancano. (Benvenuti e Di Rosa 1980, p. 90)
231. Essere buono come il pane. (Lapucci, 1993. p. 95)
232. Essere un pezzo di pane. (Sorge 1997, p. 169)
233. Essere pane e cacio con qlcn. (Radicchi 1985, p. 135)
234. Non essere pane per i propri denti. (Sorge 1997, p. 169)
235. Pensa da dove ti viene il pane. (Falassi 1990, p. 53)
236. Rendere pan per focaccia. (Radicchi 1985, p. 135)
237. Masticare come il pane. (Casadei 1996, p. 306)
238. Togliersi il pan di bocca. (Sorge 1997, p. 169)
239. Panettone, più torrone, più capitone, più cenone; uguale: indigestione. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 381)
240. Volere la pappa pronta. (Casadei 1996, p. 308)
241. Trovare la pappa fatta. (Casadei 1996, p. 308)
242. Essere una pappa sciapa. (Casadei 1996, p. 279)
243. Essere una pappardella. (Lapucci 1987, p. 251)
244. Essere una pasta d’uomo. (Sorge 1997, p. 173)
245. Essere della stessa pasta. (Sorge 1997, p. 173)
246. Essere di pasta zucchero. (Casadei 1996, p. 279)
247. Avere le mani di pasta frolla. (Sorge 1997, p. 173)
248. Avere le mani in pasta. (Sorge 1997, p. 173)
249. Passare la patata bollente. (Sorge 1997, p. 174)
250. Patate e riso, minestra del paradiso. (Dutto 2005, p. 87)
251. La pentola è la pace di casa. (Giusti e Capponi 2001, p. 254)
252. Avere la pentola al fuoco. (Turrini et alii 1995, p. 51)
253. Essere tutto pepe. (Craici 2001, p. 157)
254. Dare le pere a qlcn. (Sorge 1997, p. 177)
255. Pesce di fiume sciapo, pesce di mare saporito; ma entrambi van ben conditi. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 405)
256. Pesce cotto e carne cruda. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 404)
257. Chi mangia il pesce caca le lische. (Falassi 1990, p. 53)
258. Quattro cose vuole il pesce: fresco, fritto, fermo e freddo. (Giusti e Capponi 2001, p. 256)
259. Volere il pesce senza la lisca. (Quartu 2000, p. 570)
260. Essere il piatto forte di qlcn. (Craici 2001, p. 162)
261. Arrivare a piatti lavati. (Lapucci 1987, p. 206)
262. Corpo pieno, anima consolata. (Falassi 1990, p. 52)
263. Chi è vicino alla pignatta, mangia la minestra calda. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 96)
264. Polenta e latte bollito, con quattro salti si è digerito. (Dutto 2005, p. 88)
265. La polenta ha quattro meriti: serve da minestra, serve da pane, riempie la pancia e scalda le mani. (Dutto 2005, p. 87)
266. Lodare la polenta e mangiare i tordi. (Turrini et alii 1995, p. 290)
267. Coscie di pollasatri, ali di capponi e spalle di castroni, questi sono tre bocconi. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 186)
268. Chi mangia sempre pollo ha voglia di polenta. (Dutto 2005, p. 91)
269. Essere un polpettone. (Sorge 1997, p. 183)
270. Porco d’un mese, oca di tre, mangiar da re. (Giusti e Capponi 2001, p. 256)
271. A pranzo a Parigi e a cena dai cappuccini. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 12)
272. Essere come il prezzemolo. (Lapucci 1987, p. 269)
273. Avere gli occhi foderati di prociutto. (Turrini et alii 1995, p. 42)
274. Levarsi la sete col prosciutto. (Falassi 1990, p. 53)
275. Avere le mani di ricotta. (Turrini et alii 1995, p. 54)
276. Il riso nasce nell’acqua e ha da morire nel vino. (Giusti e Capponi 2001, p. 254)
277. Avere le fette di salame sugli occhi. (Turrini et alii 1995, p. 42)
278. Essere senza sale. (Casadei 1996, p. 279)
279. Avere poco sale in zucca. (Sorge 1997, p. 200)
280. Non sapere né di sale, né di pepe. (Casadei 1996, p. 279)
281. La salsa di San Bernardo fa sembrare i cibi buoni. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 453)
282. La salsiccia senza il pan unto è come festa senza alloro, casa senz’orto e lasagne senza cacio. (Giusti e Capponi 2001, p. 254)
283. Legare la vigna con le salsicce. (Turrini et alii 1995, p. 288)
284. Costa più la salvia del tordo. (Falassi 1990, p. 54)
285. Gli spinaci si cuociono con l’acqua loro. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 492)
286. Avere lo stomaco in fondo alle scarpe. (Quartu 2000, p. 507)
287. Essere senza sugo. (Sorge 1997, p. 219)
288. Finire a tarallucci e vino. (Sorge 1997, p. 221)
289. A tavola non si invecchia. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 16)
290. A tavola si dimenticano le disgrazie. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 16)
291. A tavola si diventa giovane. (Giusti e Capponi 2001, p. 251)
292. Finire sotto la tavola. (Craici 2001, p. 209)
293. Mettere le gambe sotto la tavola. (Quartu 2000, p. 222)
294. Bisogna levarsi da tavola con la fame. (Giusti e Capponi 2001, p. 251)
295. Dividersi / spartirsi la torta. (Craici 2001, p. 215)
296. A chi piace la trippa, a chi i budelli. (Cibotto e Del Drago 1996, p. 79)
297. Uova fresche e vino rosso. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 525)
298. Uovo di un’ora, pane di un giorno, vino di un anno, donna di 15 e amici di 30 anni. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 525)
299. Uovo di giornata, pagnotta sfornata, vino rosso, maccaroni non son fatti per i minchioni. (Cibotto e Del Drago 1996, p. 77)
300. Val più un buon giorno con un uovo che un mal anno con un bue. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 527)
301. Vino de Montefiascone e anguille de Bolsena, non c’è miglior cena. (Cibotto e Del Drago 1996, p. 78)
302. Vino e maccaroni son la cura per i polmoni. (Malizia 2004, p. 80)
303. Vino ballerino, pane canterino e cacio pizzichino. (Cibotto e Del Drago 1996, p. 79)
304. Il vino è la tetta dei vecchi. (Benvenuti e Di Rosa 1980, p. 47)
305. Il vino di casa non ubriaca. (Dutto 2005, p. 91)
306. Due dita di vino sono un calcio al medico. (Dutto 2005, p. 92)
307. Il vino è grazia di Dio, dunque non è mai troppo. (Malizia 2004, p. 80)
308. A chi non piace il vino, dio gli tolga l’acqua. (Falassi 1990, p. 49)
309. A chi non piace il vino gli venga la tigna. (Falassi 1990, p. 49)
310. L’amico è come il vino: vuol essere vecchio. (Falassi 1990, p. 51)
311. L’amico è come il vino fatto ora, che il tempo inacidisce o lo migliora. (Falassi 1990, p. 51)
312. Anni e bicchier de vino non si contano mai. (Malizia 2004, p. 81)
313. Il buon vino non ha bisogno di frasca. (Falassi 1990, p. 49)
314. Consumare più vino che olio (Quartu 2000, p. 562)
315. Vale più un bicchiere di vino di Frascati, che tutta l’acqua del Tevere. (Malizia 2004, p. 80)
316. Meglio puzzar di vino che d’acquasanta. (Malizia 2004, p. 77)
317. Levare il vino dai fiaschi. (Quartu 2000, p. 562)
318. Nelle botte piccine ci sta il vin buono. (Falassi 1990, p. 49)
319. Fare come l’asino che porta vino e beve l’acqua. (Lapucci 1987, p. 14)
320. Non ti mettere in cammino se la bocca non sa di vino. (Falassi 1990, p. 50)
321. La verità è nel vino. (Falassi 1990, p. 49)
322. Avere il vino triste. (Turrini et alii 1995, p. 47)
323. Buon vino fa buon sangue. (Malizia 2004, p. 76)
324. Un ubriaco ti darà sempre un bicchiere di vino, il goloso non ti cederà nemmeno una sola briciola. (Benvenuti e Di Rosa 1980, p. 69)
325. Allungare il vino. (Craici 2001, p. 227)
326. Chi disse vitella, disse vita. (Giusti e Capponi 2001, p. 252)
327. Il variar vivande accresce l’appetito. (Giusti e Capponi 2001, p. 254)
328. Sempre è meglio aspettare le vivande, che le vivande aspettino altrui. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 477)
329. Mangia zucche in abbondanza e non avrai dolor di panza. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 292)
330. Zucchero non guasta bevanda. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 545)
331. Sette cose fa la zuppa: cava fame e attuta sete; empie il ventre e netta il dente; fa dormire; fa smaltire e la guancia arrossire (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 480)
332. Dalla mano alla bocca spesso si perde la zuppa. (Schwamenthal e Straniero 1991, p. 194)
333. Far la zuppa nel paniere. (Lapucci 1987, p. 36)
334. Essere una zuppa. (Craici 2001, p. 233)
335. Se non è zuppa, è pan bagnato. (Sorge 1997, p. 169)

Fonte:

https://www.academia.edu/37046361/_A_tavola_non_si_invecchia_Alcune_considerazioni_sulla_filosofia_del_mangiare_in_proverbi_e_modi_di_dire_italiani_2007_

2007, Parole da gustare. Atti del Convegno Di mestiere faccio il linguista. Percorsi di ricerca, Palermo – Castelbuono 4-6 maggio 2006 ; a cura di M. Castiglione, G. Rizzo

Buona lievitazione e maturazione.

Pizza Napoletana Doc
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